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Questo il testo del tema assegnato nella prima prova scritta in tutti i tipi di scuole secondarie di secondo grado (superiori), in tutti gli indirizzi (di ordinamento e sperimentali), compreso quindi quello ristorativo e quello turistico degli istituti alberghieri per la ristorazione


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Piano Nazionale di Orientamento: `Linee guida in materia di orientamento lungo tutto l’arco della vita` - Orientamento scolastico, universitario e professionale


Postato/Ultima modifica il: Lunedi, 27 Aprile 2009 (7:20:00)
Argomento: Orientamento Scolastico
-Orientamento Scolastico




Dalle indicazioni dell’U.E. : principi da condividere e da cui partire…. Cosa significa orientamento per il futuro? L’orientamento è un processo associato alla crescita della persona in contesti sociali, formativi e lavorativi. E’ un diritto del cittadino e comprende una serie di attività finalizzate a mettere in grado il cittadino .....

Linee guida PNO. Atti del seminario nazionale “L’orientamento per il futuro”, tenutosi ad Abano dal 2 al 5 marzo 2009, come annunciato con la nota prot. n. 35 del 13 ottobre 2008.




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di ogni età ed in ogni momento della sua vita di:
- identificare i suoi interessi, le sue capacità, competenze e attitudini,
- identificare opportunità e risorse e metterle in relazione con i vincoli e i
condizionamenti,
- prendere decisioni in modo responsabile in merito all’istruzione, alla formazione,
all’occupazione e al proprio ruolo nella società,
- progettare e realizzare i propri progetti,
- gestire percorsi attivi nell’ambito dell’istruzione, della formazione e del lavoro e in
tutte quelle situazioni in cui le capacità e le competenze sono messe in atto.
L’orientamento mira a mettere in grado i cittadini di gestire e pianificare il proprio
apprendimento e le esperienze di lavoro in coerenza con i propri obiettivi di vita, in
collegamento con le proprie competenze e interessi, contribuendo al personale
soddisfacimento.
Nell’ambito del le istituzioni educative e formative esso mira ad avere allievi e studenti
ben motivati e formatori che si assumono la responsabilità del sostegno ai loro percorsi
formativi, alle scelte e alla loro realizzazione.
Gli interventi in materia dell’U.E. più significativi e a cui rimandiamo sono:
o Documento della Commissione Europea del 30.10.2000, “Memorandum
sull’istruzione e la formazione permanente.
o Risoluzione del Consiglio d’Europa del 18/05/2004 sul rafforzamento delle
politiche, dei sistemi e delle prassi in materia di orientamento lungo tutto
l’arco della vita in Europa.
o Decisione n. 2241/2004CE del 15 dicembre 2004, che istituisce EUROPASS,
il “quadro unico europeo per la trasparenza delle qualifiche e delle
competenze”, dispositivo per la mobilità dei cittadini.
o Raccomandazione U.E. del 5/09/2006 sulla costituzione del Quadro Europeo
delle qualifiche e dei titoli per l’apprendimento permanente.
o Raccomandazione U.E. del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave
per l’apprendimento permanente ( vedi in normativa per obbligo scolastico ).
o Raccomandazione U.E. del 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro
Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente.

3
Normativa recente e processo di orientamento
Le indicazioni e i temi che seguono vanno coniugati con la normativa di riferimento.
In particolare, si suggerisce a tutti gli operatori della scuola e non di approfondire i temi e
le dimensioni attraverso l’analisi dei contenuti dei Decreti Legislativi seguenti:
- D. Lgs. 15 aprile 2005, n. 76, “Definizione delle norme generali sul diritto-dovere
all’istruzione e alla formazione, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera c) della Legge
28 marzo 2003, n.53”
- D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 77, “Definizione delle norme generali relative
all’alternanza scuola-lavoro, ai sensi dell’art. 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53”
- Legge Legge 11 gennaio 2007, n. 1, "Disposizioni in materia di esami di Stato
conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo
in materia di raccordo tra la scuola e le università", che sostituisce gli articoli 2, 3 e 4
della legge 10 dicembre 1997, n. 425, in particolare l'art. 1, comma 1.
- D. Lgs. 14 gennaio 2008, n. 21, “Norme per la definizione dei percorsi di
orientamento all’istruzione universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e
coreutica, per il raccordo tra la scuola, le università e le istituzioni dell’alta
formazione artistica, musicale e coreutica, nonché per la valorizzazione della
qualità dei risultati scolastici degli studenti ai fini dell’ammissione ai corsi di laurea
universitari ad accesso programmato di cui all’art.1 della legge 2 agosto 1999 n. 264,
a norma dell’art. 2, comma 1 lettere a), b), c) della legge 11 gennaio 2007, n.1”
- D. Lgs. 14 gennaio 2008, n. 22, “Definizione dei percorsi di orientamento finalizzati
alle professioni e al lavoro, a norma dell’art. 2, comma 1, della legge 11 gennaio
2007, n. 1.

PRESUPPOSTI CULTURALI E METODOLOGICI.
. La centralità della persona nel processo di orientamento
Alla base degli obiettivi del piano nazionale di orientamento del Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca viene assunto un approccio che mette al
centro di questo processo la persona con le sue specificità (età, genere, appartenenze
sociali e culturali, valori e aspirazioni personali, ecc.) e con un diretto collegamento con i
suoi contesti di vita.
In accordo con le più recenti riflessioni europee in materia di orientamento, il piano
riconosce l’importanza di un orientamento che accompagna la persona lungo tutto l’arco
di vita e ribadisce l’importanza di caratterizzare le diverse azioni a sostegno di questo
processo in funzione della specificità dei bisogni orientativi del singolo e dei diversi
gruppi sociali che connotano le fasi del ciclo evolutivo dall’infanzia alla vita adulta.
4
L’evoluzione del contesto sociale ed economico all’interno del quale la persona
costruisce il proprio auto-orientamento richiede oggi un potenziamento sempre maggiore
delle competenze personali e una conoscenza attiva del contesto esperienziale che
costituisce lo scenario di riferimento per la costruzione di una progettualità
personalizzata.
La prospettiva di una scelta scolastica e professionale in grado di delineare un
percorso di sviluppo lineare per tutta la vita viene considerata ormai superata, mentre
assume sempre più valore la capacità orientativa della persona di elaborare un progetto
personale che si consolida progressivamente attraverso percorsi diversi e che è in grado di
ridefinirsi in maniera soddisfacente nel fronteggiamento di specifiche esperienze di
transizione.
L’orientamento viene inteso come bene individuale, in quanto principio
organizzatore della progettualità di una persona capace di interagire attivamente con il
proprio contesto sociale e come bene collettivo, in quanto strumento di promozione del
successo formativo e di sviluppo economico del paese.
Anche in una prospettiva di orientamento che non si esaurisce con la scelta
scolastica e la transizione dei giovani al mondo del lavoro, la centralità della fase
formativa rimane un nodo strategico:
a) per la persona che deve avere l’opportunità, durante il percorso
formativo, di costruirsi delle competenze orientative adeguate ad
accompagnare il proprio processo di orientamento lungo tutto l’arco
della vita e di sviluppare una progettualità personale sulla quale innescare
scelte progressivamente sempre più specifiche;
b) per l’istituzione che deve svolgere un ruolo strategico sia nel sostegno al
sistema scolastico-formativo per l’esercizio delle sue funzioni orientative,
sia nel coordinamento delle risorse che interagiscono attivamente con il
sistema per il pieno raggiungimento degli obiettivi orientativi di propria
competenza, sia nella costruzione di un sistema nazionale finalizzato ad
integrare politiche dell’istruzione e della formazione e politiche del
lavoro in un’ottica di orientamento lungo tutto il ciclo di vita.
Il sistema dell’istruzione e della formazione è impegnato a dare risposte soddisfacenti a
bisogni orientativi specifici della fase di vita in cui l’esperienza dominante per la persona è
quella legata all’apprendimento.
In particolare, gli interventi educativi tendono a favorire:
a) la maturazione di un metodo (uno stile, una cultura, un insieme di atteggiamenti,
ecc.) centrato sull’approccio dell’auto-orientamento;
b) lo sviluppo di competenze orientative, non immediatamente finalizzate alla gestione
di compiti orientativi concreti, ma funzionali ad acquisire una capacità di
attivazione critica nei confronti dei problemi, di canalizzazione delle energie
rispetto ad obiettivi, di responsabilizzazione verso gli impegni, eccetera;

5
c) la capacità di monitorare in senso orientativo il percorso formativo in essere, attraverso
una riflessione consapevole sulla sua evoluzione e l’identificazione di eventuali
strategie di miglioramento;
d) l’educazione alla progettualità personale che non coincide immediatamente con
situazioni di scelta ma ne crea i prerequisiti necessari;
e) la valorizzazione orientativa di situazioni esperienziali diverse (di tipo formativo, di
impatto con il mondo del lavoro) per favorire quel processo di sperimentazione di
sé e di conoscenza (non solo informazione astratta) dei contesti formativi e
produttivi;
f) la capacità dei sistemi di rispondere efficacemente ai bisogni di ri-orientamento
della persona in ogni fase della vita.
Compito della scuola, dei genitori, degli Enti Locali, delle Istituzioni tutte è quello di
aiutare i ragazzi ad acquisire quel bagaglio di competenze essenziali per il loro sviluppo e
la loro maturazione. Ci riferiamo, in particolare, a competenze come la stima, la fiducia, la
sicurezza e la decisione. La complessità dell’intervento che vede coinvolti e responsabili
più Soggetti, a cominciare dai genitori, richiede anche per essi iniziative formative anche
congiunte, genitori e docenti, perché cresca la reciproca conoscenza , migliori la
comunicazione e si acquisisca responsabilità rispetto alla nuova cultura dell’orientamento
e alle relative linee d’azione.
Il coinvolgimento dei genitori
Se l’obiettivo del Piano Nazionale è quello di rispondere ai bisogni orientativi,
appare evidente che tale obiettivo non può essere raggiunto che attraverso un forte
coinvolgimento, non solo dei protagonisti dell’orientamento (gli studenti), ma anche di
tutti i Soggetti educativi presenti nel loro contesto di vita (famiglia, associazionismo
educativo e sportivo, ecc.). Si tratta di costruire un’alleanza educativa in primo luogo con
le famiglie al fine di condividere obiettivi comuni che favoriscano la maturazione del
processo di auto-orientamento da parte dello studente in rapporto ai diversi livelli di
autonomia personale che connotano i diversi cicli (e fasi di età) del percorso formativo.
Lo studente con la sua individualità e la sua diversità è al centro dell’azione educativa
e costituisce il fulcro dell’impegno e dell’azione della scuola nel suo complesso. Di
conseguenza, la partecipazione dei genitori al processo d’istruzione e formazione
costituisce lo strumento strategico per la realizzazione, attraverso la collaborazione
interattiva tra scuola e famiglia, della “mission” della scuola.
La collaborazione dei genitori a scuola è importante ma lo è ancora di più
nell’orientamento per costruire una nuova “alleanza educativa”. Per collaborare e
cooperare efficacemente non bisogna fermarsi all’apporto dei singoli, ma estendersi ed
aprirsi al coinvolgimento e al contributo di tutti al fine di ‘costruire “reti collaborative“ con il
territorio a misura di ragazzo, dove egli possa orientarsi in autonomia, sicurezza e consapevolezza’ .

6
Aiutare i giovani a costruire personalità forti e libere non può prescindere dal
rafforzamento del patto di collaborazione con le famiglie, affermando un nuovo diritto di
cittadinanza.
In sintesi, l’alleanza educativa con i differenti Soggetti significativi nel territorio
necessita di un confronto aperto sui bisogni orientativi dello studente (soprattutto nelle
prime fasi di vita) e di una ricerca di obiettivi e di strategie comuni da perseguire, nel
rispetto dei diversi ruoli, per sostenere lo sviluppo di quelle competenze orientative di
base a cui si è fatto riferimento in precedenza.
Dimensione orientativa e processo educativo
La dimensione orientativa, a cui facciamo riferimento, è da intendere come processo
prima che come azione, come capacità di leggere e capire cosa serve alla persona, in
relazione con la realtà sociale e il lavoro.
Dimensione orientativa che permea il processo educativo, sin dalla scuola dell’infanzia,
in termini trasversali e che deve coinvolgere e impegnare specificatamente tutte le
discipline.
Alcuni studiosi ritengono che il processo orientativo debba essere supportato e guidato
da alcune condizioni:
Accoglienza – Ascolto – Accompagnamento (G. Biondi)*1
Accoglienza – Accettazione – Apertura ( L. Cerioli)**2
Esplorazione – Sperimentazione – Scelta (M. Michelini)***3
Le prime due citazioni, entrambe relative alla modalità di sviluppo di un efficace processo
educativo, insistono, particolarmente, su una dimensione di sostegno e tutorato.
La terza è associata all’esperienza e allo sviluppo del pensiero, mediante un personale
coinvolgimento operativo nei diversi contesti, nel senso di aiutare gli studenti ad aprirsi
alla dimensione creativa e divergente, e a riportare poi tutto ad una sintesi integrabile nei
contenuti già elaborati da trasferire ed utilizzare in altri contesti di apprendimento.
In ogni caso, tutte e tre fanno riferimento alla necessità di accompagnare il Soggetto e
guidarlo nello sviluppo del proprio apprendimento e della personale crescita e autonomia.
La realizzazione di percorsi efficaci di orientamento richiede, di conseguenza, una serie
di azioni:
. la rilevazione della domanda di orientamento anche inespressa,
. l’ascolto e la comprensione degli aspetti emotivi,
. l’accompagnamento senza creare dipendenza, dotando la persona di “dispositivi”
che le consentano di orientarsi, offrendo occasioni e organizzando azioni,
1 Giovanni Biondi, Direttore del Servizio psico-sociale dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma
2 Luciano Cerioli, già ricercatore ex IRRE Lombardia, oggi psicologo formatore
3 Marisa Michelini, docente di fisica all’Università di Udine e membro del Gruppo Tecnico Scientifico nazionale per
l’orientamento.

7
. lo stimolo nella persona della capacità di porre domande e di ricerca di soluzioni
nuove e/o diverse,
. il potenziamento della capacità di auto-orientarsi dentro il sistema formativo e in
relazione con la realtà sociale e con il mondo del lavoro.
In particolare, per il settore dell’istruzione, l’azione consapevole di orientamento richiede
che il docente sappia:
. individuare la domanda di orientamento anche inespressa,
. rafforzare le capacità di scelta, di decisione e di autovalutazione della persona,
affinché diventi capace di auto-orientarsi all’interno del sistema formativo e del
mondo del lavoro,
. organizzare percorsi capaci di stimolare e potenziare la capacità di
orientamento,
. progettare azioni coerenti con la domanda,
. saper ascoltare e saper cogliere i differenti aspetti emotivi.
Azioni e funzioni di sostegno
La complessità del processo e la differenziazione di esperienze di transizione in cui
la persona può trovarsi coinvolta (transizioni fra percorsi formativi, dalla formazione al
lavoro, nel corso della carriera lavorativa) confermano la necessità di una sinergia per
l’orientamento lungo tutto l’arco di vita.
Il piano, all’interno di questo approccio globale al tema dell’orientamento, articola
la specificità del contributo che fa capo al sistema dell’istruzione e della formazione e delinea
un modello organizzativo di azioni di sostegno.
La prima funzione orientativa promossa dal sistema è connessa alla finalità
istituzionale del sistema educativo-formativo. Infatti, se gli obiettivi dell’attività formativa
sono mirati alla crescita globale della persona e allo sviluppo di una cultura e di un
metodo scientifico, non si può negare che il raggiungimento di questi obiettivi non abbia
una ricaduta indiretta sulla maturazione del processo di auto-orientamento.
Di conseguenza, il primo compito e la più grande responsabilità della scuola sono
connessi alla maturazione di competenze orientative sulle quali innescare
successivamente, nelle diverse situazioni di transizione, che si presentano lungo tutto
l’arco della vita, lo sviluppo di competenze orientative specifiche per il fronteggiamento di
situazioni diverse (scelta scolastica, passaggio da un canale formativo ad un altro, ricerca
del lavoro, espulsione dal mercato, sviluppo di carriera, ecc.).
Nel sistema d’istruzione e formazione, questa funzione coincide con le finalità della
didattica orientativa che costituisce parte integrante del progetto formativo d’istituto ed è
di stretta competenza dei docenti.
La seconda funzione ha a che fare con azioni di tutorato orientativo che accompagnano
l’esperienza formativa dello studente e sono finalizzate a:
. sviluppare in tutti gli alunni capacità di auto-monitoraggio orientativo del proprio
percorso scolastico (anche attraverso l’utilizzo del portfolio personalizzato);

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. promuovere in tutti gli studenti una preparazione ed educazione alle scelte scolastico e
professionali e un sostegno all’impatto con nuovi cicli di studio nella logica della
continuità formativa;
. garantire agli studenti in difficoltà e a rischio di dispersione un’attività di sostegno
e di aiuto personalizzato con finalità di prevenzione dell’insuccesso e di
accompagnamento nel percorso (anche attraverso modalità di adeguamento delle
scelte effettuate) fino all’assolvimento del diritto/dovere all’istruzione e,
comunque, all’acquisizione di un titolo di studio.
Per quanto riguarda, in particolare, il sistema universitario, assumono un’importanza
cruciale:
a) le azioni di collegamento con il sistema dell’istruzione secondaria in termini di
raccordo con le competenze in ingresso, di informazione e condivisione sui percorsi
di studio, di esperienze in situazione finalizzate alle scelte;
b) l’attività di tutorato orientativo in itinere, finalizzato a ridurre dispersione e rischi
di insuccesso durante il percorso universitario e, soprattutto, durante il primo anno
di corso, sia attraverso interventi di tutorato che attraverso esperienze di
educazione fra pari;
c) azioni di sostegno nella transizione al lavoro finalizzate alla costruzione di progetti
professionali e all’attivazione di esperienze di tirocinio con il contributo delle
risorse del territorio e delle forze sociali;
d) azioni di avvicinamento e conoscenza del mondo del lavoro attraverso la
collaborazione con imprese del territorio per la messa a punto di esperienze di stage
e tirocinio.
Didattica orientativa/orientante e sviluppo delle competenze
“L’orientamento, e in esso la didattica orientativa, sono dimensioni che rendono quanto
mai evidente che un’esperienza, per essere realmente metabolizzata e trasformarsi in
competenza, deve coinvolgere mente, cuore, corpo ed essere riletta secondo categorie di
significato che tengono conto sia della realtà esterna che del mondo interno e delle loro
interconnessioni reciproche”4 .
Una didattica, cioè, in cui il docente accompagni, stimoli e sostenga lo studente, anche a
livello metacognitivo, nel processo di apprendimento e di formazione.
Se l’orientamento è un processo, associato alla crescita e alla maturazione della persona nei
vari contesti formativi, sociali e lavorativi, ne consegue che il docente/formatore deve
saper utilizzare la disciplina in termini orientanti. Per essere certi di utilizzare la disciplina
in un’ottica orientante, occorre che il docente possegga specifiche competenze orientative,
cioè un “insieme di caratteristiche, abilità, atteggiamenti e motivazioni personali che sono
necessari al soggetto per gestire con consapevolezza ed efficacia la propria esperienza
formativa e lavorativa, superando positivamente i momenti di snodo”.5
4 Da: “Verso il domani. Un progetto sperimentale sull’orientamento a scuola”, Angeli 2008, a cura di C. Casaschi
5Questa e le seguenti citazioni sono tratte da M.Luisa Pombeni, La consulenza nell’orientamento: approcci
metodologici e buone pratiche, 2001,e seguenti

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Questo implica, inoltre, che il docente utilizzi nella sua normale e quotidiana attività la
didattica orientativa/orientante o orientamento formativo, vale a dire “ azioni
intenzionali finalizzate a sviluppare un mentalità o metodo orientativo, a costruire e
potenziare le competenze orientative generali ovvero i prerequisiti per la
costruzione/potenziamento delle competenze orientative vere e proprie, usando le
discipline in senso orientativo, individuando in esse le risorse più adatte per dotare i
giovani di capacità spendibili nel loro processo di auto-orientamento e guidandoli ad
imparare con le discipline e non le discipline”.
Si tratta, quindi, di permeare i curricoli scolastici di una prospettiva trasversale
orientativa, funzionale alle azioni di orientamento, finalizzata a mettere in grado i giovani
di autoorientarsi, a far maturare in essi la capacità di elaborare progetti di vita e di lavoro,
di scegliere e di decidere autonomamente coerentemente con l’analisi dei propri interessi
e attitudini.
L’istruzione e la formazione devono offrire a tutti i giovani gli strumenti per sviluppare le
competenze a un livello tale che li prepari alla vita adulta e che costituisca la base per
ulteriori occasioni di apprendimento, anche per la vita lavorativa.
La Raccomandazione del Parlamento EU e del Consiglio del 23 aprile 2008 sulla
costituzione del “Quadro europeo delle qualifiche nella prospettiva di orientamento lungo
tutto l’arco della vita” ha posto l’obiettivo di creare un “quadro di riferimento comune”
per le competenze tra gli Stati membri attraverso lo sviluppo di:
. Competenze di base per un efficace inserimento sociale e per facilitare il processo
decisionale,
. Competenze trasversali per imparare ad imparare, progettare, comunicare,
collaborare e partecipare, agire in modo autonomo e responsabile, risolvere
problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire e interpretare
l’informazione, decidere e scegliere. ( Vedi ad es. “Carta delle competenze
trasversali”, sperimentata a Torino tra scuole e Unione Industriali),
. Strategie nella scuola per lo sviluppo e il potenziamento delle competenze di base e
trasversali,
. Nuovo modello di formazione (iniziale e in servizio ) dei docenti delle scuole di
ogni ordine e grado.
Tutor e funzione tutoriale in un efficace percorso orientativo
Una chiara ed efficace definizione di chi sia il tutor e come tale funzione si sviluppa in
ambiente formativo è riportata nel Glossario del sito di GEORIENTA ( Centro
interuniversitario per lo studio della condizione giovanile e per l’orientamento ):
“Il tutor è una figura intermedia di aiuto/mediazione con il compito di seguire una o più
persone nel corso di un processo formativo o di un’esperienza lavorativa e di sostenere lo
sviluppo di competenze trasversali, per il rinforzo delle motivazioni, per mettere in luce
potenzialità latenti, per supportare nel superamento di situazioni problematiche o difficili.
Il tipo di supporto che un tutor può offrire può essere in entrata ( nel primo impatto con
una nuova realtà attraverso l’accoglienza), in itinere ( per sviluppare le capacità di

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controllare il proprio percorso, per educare alla scelta e alla maturazione di capacità
decisionali, per verificare l’andamento dell’inserimento e affrontare eventuali problemi
connessi ad esso, per prendere consapevolezza del proprio percorso ), in uscita ( per
favorire il reperimento e la rielaborazione delle informazioni e sostenere nell’assunzione
delle decisioni), in transito ( per gestire eventuali cambiamenti di percorso )”.
Altra definizione del tutor, sostanzialmente simile, la troviamo in “Percorsi – Reti per la
cultura dell’integrazione dell’offerta formativa” del FORMEZ:
“Il tutor, quale sia la sua collocazione, è quell’operatore che agisce in sistemi di
apprendimento nel senso di facilitatore delle dinamiche individuali o all’interno del
gruppo, di guida per il processo di apprendimento, di orientatore nel percorso formativo,
di assistente al percorso formativo individuale, di agevolatore dei rapporti con nuovi
oggetti formativi o in nuovi percorsi”.
In particolare, il docente in classe possiede due strumenti: la didattica orientativa,
che riveste un ruolo cruciale nello sviluppo delle competenze orientative di base e nella
educazione all’auto-orientamento, e la funzione tutoriale, che è associata alla funzione di
accompagnamento personalizzato e al monitoraggio dei percorsi formativi con particolare
riferimento alla promozione del successo formativo.
Il docente esplica tale funzione tutoriale facendosi “moltiplicatore” delle risorse
didattiche, facilitatore delle dinamiche individuali e/o di gruppo, guida nei processi di
apprendimento, ottimizzatore dei processi formativi, interfaccia tra tutte le istituzioni
formative e la società.
Due sono i filoni relativi ad attività di orientamento prevalenti in un progetto di scuola e
di formazione.
Tale attività è finalizzata, da un lato, a preparare gradualmente il soggetto a gestire il
proprio processo di auto-orientamento, attraverso lo sviluppo di competenze di base
(generali e metodo).
Essa è, inoltre, finalizzata ad accompagnarlo nel percorso di assolvimento del diritto –
dovere all’istruzione, per garantire il successo orientativo e costruire le scelte future. Si
tratta, in questo caso, di un aiuto finalizzato a fargli acquisire le competenze specifiche
orientative che lo mettano in grado di scegliere e decidere consapevolmente.
In entrambe queste situazioni il docente/il formatore esplicano una funzione di
accompagnamento, anzi più esattamente di tutorato, attività che assume caratteristiche
diverse in rapporto a momenti diversi del percorso di istruzione e formazione dello
studente.
Ogni docente/formatore ha una funzione di guida e di accompagnamento del soggetto
alla conoscenza e di facilitazione dell’apprendimento sulla base del riconoscimento degli
stili soggettivi di ciascuno, ( rif. Carl Rogers, che definisce il docente: “facilitatore
dell’apprendimento”).
In quanto tale, ogni docente riveste una funzione tutoriale verso i suoi allievi e deve
utilizzare la disciplina in un’ottica orientante al fine di sostenere ciascuno nello sviluppo
della coscienza di sé, della consapevolezza, delle risorse relazionali, cognitive e
metacognitive e delle competenze decisionali e di scelta.
Tale funzione, infatti, correttamente intesa ed esercitata da parte del docente, favorisce un
reale apprendimento dell’esperienza e, di conseguenza, facilita il processo orientativo.

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Molteplici le dimensioni in cui tale funzione può essere applicata: percorsi di alternanza
scuola-lavoro, di riqualificazione professionale, di e-learning, di aiuto allo studio, di
ascolto, etc.
Didattica orientante e funzione tutoriale possono, quindi, insieme contribuire a fornire
sostegno agli studenti nello sviluppo dell’identità nella scuola primaria e
nell’orientamento alla carriera durante la scuola secondaria, oltre che nella pianificazione
del proprio futuro. Ciò significa aiutare gli studenti a comprendere il ruolo di alcune
discipline di studio, come lingue, matematica, scienze e altro e perché è necessario
studiarle, e a scoprire il piacere derivante dal loro apprendimento, ad acquisire il bagaglio
necessario di competenze cognitive e metacognitive, metaemozionali, personali e sociali.
La didattica diventa orientante o orientativa, se il docente accompagna, stimola e
supporta lo studente nel processo di apprendimento, osservando alcune condizioni:
- Il processo di apprendimento è un percorso sperimentale e di ricerca,
- Lo studente è protagonista attivo e si esercita nell’assumere decisioni rispetto a un
problema,
- Lo studente è abituato e addestrato a sviluppare, applicare e valutare quanto deciso
e realizzato (auto – orientamento).
Altri strumenti utili
Portfolio delle conoscenze e competenze. Può essere un utile strumento per aiutare gli
studenti a integrare conoscenze, competenze e attitudini apprese di differenti insegnanti.
Questo implica il saper utilizzare il portfolio e saper registrare gli apprendimenti e le
esperienze legate ad una futura carriera.
Costruire ponti con il mondo del lavoro. Una varietà di esperienze di lavoro o di visite a
luoghi di lavoro o di stage di lavoro possono essere organizzate per sviluppare negli
studenti una visione concreta del mondo del lavoro e delle possibili occupazioni.
La rete per lo sviluppo di un sistema nazionale di orientamento
Le Riforme, che si sono succedute in questi ultimi anni nei settori educativo, formativo e
sociale, attribuiscono alla scuola e all’università nuovi compiti nella definizione
dell’offerta educativa nel contesto in cui si trova, ma enfatizzano nel contempo la
collaborazione con gli Enti Locali, a cominciare dalle Regioni, e con gli altri Soggetti
pubblici e privati del territorio.
Considerato che, in questo nuovo scenario, al Ministero dell’Istruzione sono
affidati compiti di coordinamento e di definizione di linee guida e di standard , ne
consegue che è opportuno delineare – di concerto con gli altri Soggetti - la strategia
organizzativa ed operativa di un sistema integrato di orientamento nazionale, che sia in
grado di dare risposte unitarie e coerenti ai bisogni espressi da ogni persona lungo tutto
l’arco della vita.
Il panorama di partenza in materia risulta essere oggi abbastanza variegato:

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. c’è il patrimonio costituito da un lavoro e da esperienze quasi
ventennali, che bisogna recuperare in un’ottica di continuità;
. c’è una grande richiesta, che viene da istituzioni ed operatori, di una
ricomposizione e definizione di un quadro unitario in materia di
orientamento.
Il lavoro che il Ministero dell’Istruzione intende svolgere mira, pertanto, a ripristinare
e raccordare i diversi livelli di intervento, a chiarire i ruoli e le funzioni dei diversi
Soggetti, lasciando, in ogni caso, ai singoli contesti la libertà di ricercare soluzioni
adeguate e coerenti rispetto ai propri bisogni, al fine di arrivare al coordinamento tra i
vari Soggetti istituzionali, alla condivisione di un modello teorico-metodologico di
riferimento, alla messa a punto di interventi formativi integrati, specifici per i diversi
livelli operativi e per le diverse figure.
Lo sviluppo delle autonomie, ai diversi livelli, comporta un ruolo diverso del Ministero
dell’Istruzione, con il potenziamento , a livello nazionale, delle funzioni di indirizzo, di
promozione, di coordinamento e di verifica delle attività e, a livello territoriale, con lo
sviluppo di reti organizzative locali, attraverso una reale corresponsabilità di tutti i
componenti rispetto ai bisogni della persona nei vari momenti della vita.
Si tratta, perciò, di organizzare “servizi” che nascono da una diversa concezione
dell’orientamento, unendo la diffusione delle informazioni con attività e interventi
specifici di risposta a bisogni, in un percorso che duri tutta la vita, ma che si attivi, in
particolare, nei momenti di transizione e di cambiamento.
La realizzazione di efficaci reti integrate per l’orientamento ci sembra la risposta più
efficace per conseguire gli obiettivi di Lisbona.
Il concetto di rete si è notevolmente evoluto nel tempo, passando da una rete centrata su
un solo specifico obiettivo ad una rete con finalità di promozione umana e culturale del
territorio.
La rete, a cui ci riferiamo nel nostro contesto, è una rete centrata sul territorio, finalizzata a
creare e sviluppare le condizioni e le conseguenti azioni che consentano lo sviluppo
armonico dei giovani e il loro accompagnamento in tutte le fasi di passaggio e di
transizione. La rete è una struttura policentrica, ove Soggetti, istituzionalmente diversi, si
ritrovano e si confrontano per raggiungere obiettivi condivisi attraverso strategie e azioni
condivise; è un organismo che, per la diversità dei suoi componenti, può sviluppare
conflittualità, che vanno gestite, governate e composte.
La rete è, infine, una struttura di servizio, che produce legami, condivisione, dialogo e
comunicazione a tutto vantaggio delle nuove generazioni e del loro sviluppo.
Per costruire le reti territoriali, a carattere interistituzionale, sono necessari “Accordi o
Intese”, da siglare ai vari livelli.
Questo è uno dei principali obiettivi che il Piano Nazionale intende perseguire.
Di conseguenza, parlare di lavoro di rete significa:

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A. lavoro in sinergia tra i vari Soggetti competenti e responsabili, con obiettivi
generali e operativi condivisi e con strategie comuni, pur nel riconoscimento e
rispetto della specificità di ruoli, di competenze, di punti di vista, etc.
B. condivisione di reti e Servizi territoriali dedicati ( in collaborazione con la scuola),
garantendo lo sviluppo nel territorio di “reti” e “partnership” formali
nell’offerta di orientamento.
La collaborazione include anche i genitori, gli studenti, i rappresentanti del mondo
dell’impresa e del lavoro, organizzazioni non governative, per dare un impulso unitario e
condiviso ai programmi di orientamento formativo e al lavoro.
Le attività e i servizi forniti dalla rete caratterizzano la tipologia di risposte e di contenuti
del diritto all’orientamento dello studente.
Possibili strumenti:
- Strategia di coordinamento / raccordo ai diversi livelli fra i Soggetti responsabili e
competenti (es. Accordo Quadro – Intesa ), che dovrebbe scaturire da una Intesa a
livello nazionale, seguita a livello territoriale da ulteriori intese ad essa essere
collegata.
- Carta degli impegni di ciascun attore (chi fa che cosa) in risposta ai bisogni.
Il sistema di coordinamento deve avere caratteristiche coerenti con le vigenti indicazioni
normative e, in particolare, con la Legge n. 1/2007 e decreti legislativi attuativi n. 21 e n. 22
del 14/1/2008 (art. 2 sui percorsi di orientamento).
. Il sistema di coordinamento opera in modo aperto, flessibile e complementare
attraverso i settori di istruzione, formazione, occupazione e altri settori territoriali,
competenti in base alla legge sull’autonomia (v. Legge n. 59/1997);
. I servizi di orientamento sono coordinati con gli altri servizi affini a livello nazionale,
regionale e locale e con il sistema della formazione;
. A livello locale sono realizzate reti formali di collaborazione tra i Soggetti che offrono
orientamento, in cui il sistema d’istruzione occupa un ruolo portante, assicurando il
raccordo di tutta la rete;
. Rappresentanti dei partners sociali e altri decisori sono inclusi tra i responsabili di
offerta e di governo dei servizi di orientamento;
. Le strutture decentralizzate assicurano a livello regionale e locale la medesima
organizzazione definita a livello nazionale e tale da assicurare a tutti i cittadini i medesimi
benefici.
. Misure particolari vanno assunte per garantire efficace e adeguato orientamento
all’istruzione e al lavoro per gruppi a rischio di esclusione come: persone che non hanno
completato la scuola dell’obbligo o che hanno lasciato la scuola senza qualificazione;
donne; lavoratori anziani; minoranze linguistiche; persone disabili; lavoratori migranti;
lavoratori in settori economici fragili e in aziende a rischio di disoccupazione. L’obiettivo
di queste misure è aiutare questi gruppi a integrarsi nella società e nel lavoro, recuperando
autostima e motivazione.
Caratteristiche di servizi di orientamento di qualità nell’ottica del lifelong learning.
Coinvolgimento del soggetto

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. Coinvolgimento attivo – l’orientamento presuppone attività di coinvolgimento attivo
del soggetto/utente, che si realizzano con la collaborazione del formatore ( tutor o
consulente) e degli altri attori come famiglia, comunità, aziende, etc.
. Empowerment – consiste nel potenziamento dei soggetti perché diventino capaci di
pianificare, gestire i propri percorsi di apprendimento e lavoro nei diversi contesti e, in
particolare, la transizione all’interno degli stessi.
Centralità del beneficiario
. Indipendenza, cioè rispetto della libertà di scelta e di sviluppo personale del
cittadino/utente,
. Imparzialità, nel senso di un’ offerta di orientamento coerente con i prevalenti
interessi del cittadino,
. Riservatezza, diritto del cittadino alla privacy delle informazioni fornite nel processo
di orientamento,
. Uguaglianza di opportunità, uguali opportunità nell’apprendimento e nel lavoro per
tutti i cittadini,
. Approccio olistico, l’offerta di orientamento tiene conto del contesto personale, sociale,
culturale ed economico della persona.
Offerta di Servizi di orientamento
. Continuità – l’orientamento fornisce sostegno ai cittadini lungo tutto l’arco della vita
nell’ambito dello studio, del lavoro, con particolare attenzione ai momenti di transizione
personale e sociale.
. Adattabilità – l’orientamento è offerto con una vasta gamma di attività/azioni e
metodi in modo da rispondere ai diversi bisogni del cittadino.
. Trasparenza – l’offerta di orientamento al cittadino deve risultare di lettura e
comprensione immediate per tutti, a tutti i livelli.
. Empatia e atmosfera amichevole – gli operatori di orientamento contribuiscono a
realizzare un’atmosfera serena e accogliente per ciascuno.
. Disponibilità – Tutti i cittadini devono avere accesso a servizi integrati di
orientamento in ogni fase della loro vita.
. Accessibilità – l’offerta di servizi di orientamento comprende zioni integrate, nel
sistema di istruzione e formazione, con caratteristiche di facile utilizzo, flessibilità e
modalità differenziate del tipo, ad esempio, “faccia a faccia”, telefono, e-mail, a distanza,
disponibile in ogni tempo e luogo.
Differenziazione, integrazione e qualità dei servizi
. Adeguatezza dei metodi di orientamento - I metodi di orientamento poggiano su
solide basi teoriche e scientifiche, coerenti con lo scopo e la tipologia per cui sono scelti.
. Miglioramento continuo - I servizi di orientamento evolvono in relazione al regolare
feedback del cittadino e all’offerta di opportunità di formazione continua per gli operatori
dei servizi.

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. Diritto alla riparazione - I cittadini hanno diritto a reclamare per l’offerta ricevuta di
orientamento attraverso una formale procedura.
. Staff competente - e’ necessario che lo staff dei servizi di orientamento possieda
competenze accreditate a livello nazionale e mirate a identificare e rispondere ai bisogni
dei cittadini e, se necessario, a indirizzare il cittadino verso più idonei servizi.
Il contesto istituzionale e interistituzionale
Ruolo dei decision making/stakeholders.
Attualmente i servizi di orientamento all’interno dei sistemi di istruzione, formazione,
lavoro etc. sono frammentati, raramente ben coordinati o integrati. Permane una
mancanza di efficace collaborazione tra i diversi Soggetti istituzionali competenti.
Tuttavia, in alcuni Paesi sono state create delle strutture di policy per assicurare il
raccordo tra tutti i soggetti, come Comitati inter-ministeriali o inter-dipartimentali, Forum
nazionali per l’orientamento, o altro. Lo scopo è organizzare servizi integrati che superino
l’attuale frammentazione.
E’giunto il tempo di pensare ad un’organizzazione concreta ed efficace anche nel nostro
Paese.
Perché la collaborazione e la condivisione siano efficaci, occorre definire modalità di
verifica e monitoraggio.
Si tratta di da mettere in atto una strategia che punti a:
. Ottimizzazione nell’uso delle risorse,
. Promozione di sinergie tra e all’interno dei sistemi di educazione, formazione e
occupazione e il raccordo con i Servizi e relativa funzione,
. Revisione della organizzazione, contenuti e metodi di ciascun sistema alla luce del
cambiamento delle condizioni sociali ed economiche, del cambiamento di bisogni di
gruppi particolari, di nuovi traguardi della conoscenza e del sapere,
. Sviluppo della ricerca finalizzata a sostenere lo sviluppo dei sistemi e della politica
condivisa, attraverso:
v la valutazione dell’efficacia interna ed esterna dei componenti il sistema di
orientamento lungo tutto l’arco della vita;
v la verifica dei costi e dei benefici diretti e indiretti relativi ai metodi di offerta di
orientamento lungo tutto l’arco della vita;
v la messa a punto di criteri per stabilire priorità e strategie per lo sviluppo
dell’orientamento per particolari settori economici e per gruppi particolari di
popolazione;
v l’incremento di conoscenza degli aspetti psicologici, sociologici e pedagogici
dell’orientamento;
v il miglioramento dei metodi per l’identificazione delle competenze, la valutazione di
attitudini ed interessi;
v la valutazione delle opportunità di occupazione nei diversi settori dell’economia;

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v il miglioramento delle informazioni disponibili su occupazioni, requisiti e percorsi di
carriera.
Rete e raccordo con l’U.E.
Come avviene negli altri Stati membri U.E., le istituzioni dedicate nel nostro Paese devono
agire cooperando con loro e con la Commissione Europea per pianificare, elaborare e
implementare azioni integrate nell’ambito dell’orientamento che siano coerenti con le
politiche e i programmi di educazione, formazione e occupazione dell’U.E.
Tale collaborazione deve essere strutturale e strutturata e fornire trasparenza e visibilità
alle azioni, alle procedure e ai percorsi di qualità inerenti l’orientamento lungo tutto l’arco
della vita di ogni Paese. Questo al fine di far circolare le buone pratiche e di facilitare lo
sviluppo di reti e cooperazioni sopranazionali.
E’, inoltre, auspicabile l’istituzione di un apposito organismo nazionale che, agli altri
compiti, relativi allo sviluppo, sostegno e monitoraggio del Piano, aggiunga il
coordinamento con l’U.E. e con gli altri partners europei e le loro strutture di
orientamento, in modo da dare vita ad una efficace rete euopea.
Continuità e transizioni nel sistema d’istruzione e formazione e nel lavoro:
. scuola primaria – scuola media 1° grado,
. scuola media 1° grado – scuola media 2° grado,
. sc. media 2° grado – università, AFAM e post secondario.
Continuità e transizioni nel sistema d’istruzione e formazione e lavoro:
. dimensione orientativa del lavoro,
. alternanza,
. ri-orientamento,
. educazione degli adulti.
La Legge n. 1/2007 e i decreti legislativi n. 21 e 22 del 14 gennaio 2008 sono le concrete
novità normative introdotte negli ultimi anni rispetto all’orientamento. Tali interventi
riaffermano che alla scuola è affidato il compito , di concerto con le altre istituzioni del
territorio, di attivare “percorsi di orientamento e di autovalutazione delle competenze” e
che, soprattutto, queste iniziative entrano a pieno titolo nel Piano dell’offerta formativa
dell’istituto e nel piano di formazione dei docenti. Non si tratta più di attività importanti
legate alla maggiore o minore sensibilità della scuola, di questo o quel docente, ma di
azioni legate alla “mission” complessiva della scuola, che consiste nel garantire la crescita
complessiva della persona e la sua formazione integrale.
I richiamati decreti legislativi richiamano con forza l’importanza delle risorse del
territorio per il raggiungimento di significativi obiettivi sul fronte dell’orientamento,
sottolineano il ruolo di “intese e convenzioni con associazioni, collegi professionali, enti ed
imprese” sotto la responsabilità anzi il coordinamento della scuola. Viene, cioè,
riconfermato e ribadito il ruolo di guida e di coordinamento della scuola. Del resto

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coordinare e coniugare le attitudini e le aspirazioni professionali degli studenti e le
specifiche professionalità richieste dal mercato del lavoro è un obiettivo sia per la scuola
sia per le istituzioni del territorio, che interagiscono, con precise responsabilità, con
l’universo giovanile.
I recenti interventi normativi hanno finalmente sancito e rafforzato due elementi chiave in
tema di orientamento:
• il superamento dell’ottica informativa dell’orientamento, relegato all’ultimo anno delle
scuole secondarie di II grado, che gli affidava un ruolo episodico e frammentario, a favore
di una dimensione trasversale e continua dell’orientamento, che attraversa ugualmente
tutte le discipline a partire dalla scuola primaria e, come tale, collegata alla formazione
delle principali competenze per la vita, con una finalizzazione più mirata e rivolta alla
decisione e alla scelta negli ultimi anni della scuola superiore;
• la necessità di un lavoro congiunto e sistematico tra scuola, università e centri di
formazione superiore, mondo del lavoro e delle professioni, che si concretizza nella
progettazione e realizzazione di percorsi di orientamento inseriti organicamente nel Piano
dell’offerta formativa e della formazione in servizio del personale docente.
Gli aspetti più qualificanti della legge 1/2007 e dei Dlgs 21 e 22/2008 sono quelli che
sottolineano la necessità di un efficace potenziamento e raccordo tra scuole, università e
istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, finalizzato alla messa a
punto di strategie congiunte nei fini e nei mezzi per aiutare ogni studente a decidere e
scegliere con consapevolezza i percorsi di formazione successivi.
La condivisione della “mission” e la messa a punto di obiettivi comuni tra questi soggetti
sono i pilastri su cui poggia la progettazione e la realizzazione congiunta dei percorsi di
orientamento per giovani che devono operare scelte per il futuro.
Una novità assoluta è rappresentata dalla prevista valorizzazione delle eccellenze e dei
risultati scolastici degli studenti ai fini dell’ammissione ai corsi universitari.
In questa panoramica istituzionale e normativa, necessariamente breve, è importante
delineare quei segnali di novità e di innovazione, rispetto ai quali nei prossimi mesi sarà
necessario un ulteriore approfondimento.
Quali possibili linee di azione per gli operatori della scuola scaturiscono dai decreti citati?
Emerge con chiarezza la necessità di una strategia unitaria, organica e integrata di
orientamento, basata su:
• raccordo dei diversi Soggetti istituzionali responsabili;
• formazione dei docenti, attenta alla dimensione trasversale dell’orientamento rispetto
alle discipline;
• ordinarietà di tale azione in ciascun ordine e grado di scuola e in ogni anno di corso;
• didattica orientativa in classe fondata sulla ricerca/intervento e sulla laboratorialità.
Riprendere l’iniziativa e la regia da parte del MPI in questo settore così delicato, oggi è
particolarmente importante per aiutare la scuola ad affrontare il problema dei ragazzi che
perde per la strada (e sono ancora molti) e quelli che falliscono a causa di inefficaci azioni
di orientamento, che non tengono conto dei bisogni e delle aspirazioni personali.

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In sintesi
Se l’orientamento deve mettere in grado i cittadini di ogni età, in qualsiasi momento della
loro vita, di identificare le proprie capacità, competenze e interessi, di prendere decisioni
consapevoli in materia di istruzione, formazione e occupazione, allora è necessario che tale
dimensione educativa e trasversale sia presente sin dall’avvio del processo di istruzione e
formazione e si connoti nella direzione della formazione dell’uomo e del cittadino.
Nel rispetto di alcune condizioni:
1. L’orientamento è una modalità educativa permanente e trasversale che attraversa
tutti gli ordini e gradi di scuola e tutte le discipline
Essa investe il processo di crescita globale della persona e si estende lungo tutto l’arco
della vita.
Tale dimensione deve essere presente in maniera consapevole sin dall’avvio del processo
formativo e, in particolare, dalla scuola primaria.
Attenzione specifica va indirizzata alla scuola secondaria di II grado per la rigida struttura
formativa, la conseguente scarsa disponibilità al cambiamento dei docenti di tale ordine e
grado di scuola e la familiarità con un orientamento a carattere prevalentemente
informativo: caratteristiche queste di un orientamento che va superato.
2. La formazione in servizio e iniziale dei docenti
Non si tratta di intervenire con momenti sporadici e frammentari di aggiornamento, ma di
fare dell’orientamento la base per un intervento sistematico di formazione dei docenti di
ogni ordine e grado di scuola.
E’ un investimento necessario non più prorogabile: ne va del futuro di intere generazioni
di giovani, che devono imparare a scuola ad agire ed intervenire in una società sempre più
complessa e mutevole, con un bagaglio articolato di competenze.
3. Ma quale formazione?
Dai progetti di sperimentazione e ricerca realizzati emergono altre chiare indicazioni per
la progettazione dei percorsi di orientamento:
• la personalizzazione degli interventi e il coinvolgimento attivo dello studente;
• la funzione tutoriale del docente;
• la didattica orientativa
• il laboratorio.
La funzione tutoriale è una dimensione educativa che deve entrare a far parte del
bagaglio culturale e professionale del docente. Opportunamente sostenuto dal docente e
dalla sua funzione di guida e supporto, lo studente può portare avanti più facilmente il
suo processo di apprendimento.
E’ facile, perciò, comprendere quanto questa funzione diventi importante nell’esperienza
di orientamento che, come è noto, come ogni azione di apprendimento, per essere
metabolizzata, deve coinvolgere tutto l’essere, con mente, cuore e corpo.
A cura di Speranzina Ferraro, coordinatore GTS

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La didattica laboratoriale e orientativa, che si caratterizza per essere una didattica
attraente e vicina ai bisogni dei ragazzi e alle sue modalità di apprendimento, presenta
alcune specificità che la rendono particolarmente efficace nel sostenere l’acquisizione di
competenze.
Di conseguenza la didattica deve:
• essere componente strutturale dell’offerta formativa;
• fondarsi sul coinvolgimento attivo e partecipe del soggetto;
• utilizzare la modalità operativa del laboratorio, con risvolti concreti e anche manuali,
che fanno capo alla realtà di ogni giorno;
• tendere a produrre un risultato, in termini di modifica di una porzione di realtà;
• essere spendibile e utilizzabile nella realtà di ogni giorno;
• essere collegata ad altre discipline e, perciò, trasversale e applicabile ad altri campi e
settori disciplinari;
• produrre informazioni e competenze anche riferite al mondo del lavoro e non solo a
quello dell’elaborazione concettuale e intellettuale.
La personalizzazione degli interventi e il coinvolgimento attivo dello studente sono le
altre condizioni che facilitano e garantiscono lo sviluppo del processo di apprendimento.
Seguendo lo sviluppo e l’intreccio del processo di apprendimento lo studente è, infatti,
portato a interrogarsi sul suo percorso di maturazione, a sviluppare le proprie capacità ed
attitudini, a riflettere sugli errori, a capire dove sta andando e cosa vuole raggiungere.
La personalizzazione dell’apprendimento e il coinvolgimento attivo dello studente,
quindi, sono le modalità in grado di garantire un apprendimento fondato e duraturo.

20



Allegati o Link utili:

APPENDICE
NORMATIVA DI RIFERIMENTO PER DISPERSIONE SCOLASTICA & ORIENTAMENTO
- Legge 8 agosto 1994 n. 496: istituisce presso il Ministero della Pubblica
Istruzione l’Osservatorio per la dispersione scolastica e dispone dall’a.s.
1995/1996 l’utilizzazione annuale di personale direttivo e docente su “Una o più
scuole tra loro coordinate che, sulla base di un piano provinciale, svolgono
attività psico-pedagogiche e didattico-educative per la prevenzione della
dispersione scolastica”, trasferendo nell’ordinarietà l’assegnazione di personale
precedentemente disposta per interventi urgenti nelle aree pilota.
- C.M. 9 agosto 1994 n. 257, “linee metodologiche e operative per la progettazione
delle attività di prevenzione e recupero della dispersione scolastica e degli
insuccessi formativi”.
- DPR 10 ottobre 1996, n. 567 e DPR 9 aprile 1999, n. 156 che disciplinano le
iniziative complementari e le attività integrative nelle istituzioni scolastiche.
- Legge 15 marzo 1997, n. 59, che all’art. 21 delinea l’autonomia della scuola.
- Direttiva MPI 6 agosto 1997, n. 487 relativa all’orientamento delle studentesse e
degli studenti, che promuove la concertazione degli interventi a livello
territoriale.
- Legge 18 dicembre 1997, n. 440: “Istituzione di un fondo per l’arricchimento e
l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi”.
- Legge 28 agosto 1997, n. 285: “Disposizioni per la promozione di diritti e di
opportunità per l’infanzia e per l’adolescenza”.
- D.P.R. 24 giugno 1998 n. 249: “Regolamento recante lo statuto delle studentesse
e degli studenti della scuola secondaria” e D.P.R. n. 235 del 21 novembre 2007
Regolamento recante modifiche ed integrazioni al D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249,
concernente lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria.
- D.P.R. 8 marzo 1999 n. 275: “Regolamento in materia di autonomia delle
istituzioni scolastiche”.
- Legge 17 maggio 1999 n. 144, che all’art. 68 istituisce “progressivamente, a
decorrere dall’anno 1999-2000, l’obbligo di frequenza di attività formative fino al
compimento del diciottesimo anno d’età. Tale obbligo può essere assolto in
percorsi anche integrati di istruzione e formazione: a) nel sistema di istruzione
scolastica; b) nel sistema della formazione professionale di competenza
regionale; c) nell’esercizio dell’apprendistato…”. I commi 1 e 2 dell’art. 68 sono
stati successivamente abrogati dall’art. 31 del D. Lgs 17 ottobre 2005, n. 226.
- D. M. M.P.I. 9 agosto 1999, n. 323, Regolamento recante norme per l’attuazione
dell’art.1 della Legge 20 gennaio 1999, n. 9, concernente disposizioni urgenti per
l’elevamento dell’obbligo d’istruzione.
- D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, che conferisce funzioni e compiti amministrativi
dallo Stato alle Regioni e agli Enti Locali in attuazione del capo I della Legge

21
15/3/1997 n. 59, in particolare il capo III concernente l’istruzione scolastica e il
capo IV concernente la formazione professionale.
- “Accordo tra Governi, Regioni, Province, Comuni e Comunità montane in
materia di obbligo di frequenza ad attività formative fino al diciottesimo
anno d’età”. Conferenza unificata Stato-Regioni e Stato-Città ed autonomie
locali – provvedimento 2 marzo 2000.
- DPR 12 luglio 2000 n. 257, “Regolamento di attuazione dell’art. 68 della legge 17
maggio 1999 n. 144, concernente l’obbligo di frequenza di attività formative fino
al 18° anno di età.
- Legge 8 novembre 2000 n. 328, “Legge quadro per la realizzazione del sistema
integrato di interventi e servizi sociali”.
- Legge 28 marzo 2003 n. 53: “Delega al Governo per la definizione delle norme
generali sull’istruzione e dei livelli essenziali di prestazioni in materia di
istruzione e formazione professionale”.
- “Contratto collettivo nazionale – Comparto Scuola 2002/2005” del 24 luglio
2003 (GU n. 188 del 14 agosto 2003), in particolare l’art. 9 sulle misure
incentivanti per i progetti nelle scuole situate in zone a rischio e a forte processo
immigratorio.
- Decreto Ministeriale 9 settembre 2004 e successive integrazioni per la
costituzione del “Comitato Nazionale Orientamento”.
- D. Lgs. 19 febbraio 2004 n. 59, “Definizione delle norme generali relative alla
scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’art. 1 della
legge 28 marzo 2003, n. 53.
- O.M. 3 dicembre 2004 n. 87, “Norme concernenti il passaggio dal sistema della
formazione professionale e dall’apprendistato al sistema d’istruzione, ai sensi
dell’art.68 della legge n. 144/1999”.
- D. Lgs. 15 aprile 2005 n. 76, “Definizione delle norme generali sul diritto-dovere
all’istruzione e alla formazione, a norma dell’art. 2, comma 1, lettera c) della
Legge 28 marzo 2003 n. 53.
- D. Lgs. 15 aprile 2005 n. 77, “Definizione delle norme generali relative
all'alternanza scuola-lavoro, a norma dell'art. 4 della Legge 28 marzo 2003 n. 53.
- D.Lgs. 17 ottobre 2005, n. 226, “Norme generali e livelli essenziali delle
prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e
formazione, a norma dell'art. 2 della L. 28 marzo 2003, n. 53”.
- Legge 11 gennaio 2007, n. 1, "Disposizioni in materia di esami di Stato
conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al
Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università", che sostituisce gli
articoli 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, in particolare l'art. 1, comma
1.
- Decreti Legislativi attuativi della L. n. 1/2007:
- D.Lgs. 14 gennaio 2008 n. 21 : Orientamento all’università.
- D. Lgs. 14 gennaio 2008 n. 22: Orientamento al lavoro.
- D.Lgs. n. 262 del 29/12/2007: Valorizzazione delle eccellenze.
- C.M. n. 28 del 15/3/2007: Esame di Stato del 1° ciclo di istruzione.

22
- Nuovo Obbligo d’istruzione:
- Legge n. 296/2006 art. 1, comma 622: Legge finanziaria dello Stato.
- D.M. 23 agosto 2007, n. 139 ( e relativi allegati tecnici ) recante norme in materia
di adempimento dell’obbligo d’istruzione.
- Decreto Interministeriale 29/11/2007 (Istruzione – Previdenza sociale) sulla
prima attuazione del nuovo obbligo scolastico e sui percorsi sperimentali
d’istruzione e formazione professionale.
- D.M. 31 Luglio 2007 recante indicazioni per l’elaborazione dei curricoli per la
scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione.
- Direttiva Ministeriale n. 68 del 3 agosto 2007 – Scuola dell’infanzia e 1° ciclo
d’istruzione – Indicazioni per il curricolo: fase sperimentale.
Valutazione e recupero debiti:
- DPR 24 giugno 1998, n. 249, Regolamento recante lo Statuto delle studentesse e
degli Studenti della scuola secondaria.
- D.M. n. 42 del 22/05/2007: Recupero debiti.
- D.M. n. 80 del 3/10/2007: Recupero debiti.
- O.M. n. 92 del 5/11/2007: Valutazione, scrutini, attività di sostegno.
- DPR n. 235 del 21/11/2007 – Regolamento recante modifiche e integrazioni al
DPR 24 giugno 1998, n. 249, concernente lo Statuto delle Studentesse e degli
Studenti della scuola secondaria.
- D.M. n. 5 del 16/1/2009, Criteri e modalità applicative della valutazione del
comportamento.
Normativa recente U.E. in tema di orientamento lungo tutto l’arco della vita:
Le indicazioni europee:
- Documento della Commissione Europea del 30.10.2000, “Memorandum
sull’istruzione e la formazione permanente.
- Risoluzione del Consiglio d’Europa del 18/05/2004 sul rafforzamento delle
politiche, dei sistemi e delle prassi in materia di orientamento lungo tutto
l’arco della vita in Europa.
- Decisione n. 2241/2004CE del 15 dicembre 2004, che istituisce EUROPASS, il
“quadro unico europeo per la trasparenza delle qualifiche e delle
competenze”, dispositivo per la mobilità dei cittadini.
- Raccomandazione U.E. del 5/09/2006 sulla costituzione del Quadro Europeo
delle qualifiche e dei titoli per l’apprendimento permanente.
- Raccomandazione U.E. del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente ( vedi in normativa per obbligo scolastico ).
- Raccomandazione U.E. del 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro
Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente.

Atti seminario orientamento 2-5/3/09 Abano


Data originaria pubblicazione: 27/4/09 h 7:20:00




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